La vita, la scala…

la vita, la scala, carlo zannetti

La vita assomiglia ad una scala. Quando sali vedi alcune scenari, quando scendi ne vedi altri. Prospettive diverse. Nella vita si sale fino a cinquant’anni, poi, si ha la possibilità di scegliere se continuare la salita, senza curarsi di ciò che si ha dietro, oppure provare, con prudenza, a ridiscendere,a ritornare sui propri passi, ovviamente con il pensiero, per provare a vedere altri panorami, sfondi opposti.

È utile ritornare spesso nei luoghi dove si è nati, per stupirsi di come sia meravigliosa la nostra mente, per cercare i ricordi dell’infanzia, per vedere con occhi adulti quello che c’era ieri e quello che c’è oggi.

È utile cercare di capire gli errori che si sono fatti, mettere in discussione le nostre decisioni, e cercare di capire perché alcune persone sono state nostre compagne di viaggio per un certo periodo.

Nella nostra vita nulla è stato casuale, anche se può sembrare il contrario.

Noi siamo il frutto di centinaia di avvenimenti che sembravano casuali.

Indizi incredibili, che si possono scoprire solo se si sceglie di rivedere il passato con gli occhi di oggi.

Per esempio, a due passi dalla casa dove ho vissuto dai 0 ai sei anni, c’è una via con un numero, che è l’esatto mio indirizzo di oggi, a distanza di più di 50 anni.

Oggi, camminando per le strade di Ferrara, senza saperlo, ho incrociato qualcuno di quei ragazzini che giocavano con me al Parco Massari ?

Oggi ho capito che ho sbagliato tante volte.

Agape…

agape amare

Agape, Philia….ci sono tanti modi di amare e ci sono molti modi di dire “ti amo” senza dirlo. È molto commovente per me una frase contenuta nel romanzo “Il conte di Montecristo”di Dumas. Dice Edmond Dantes all’Abate Faria: “Io non credo più in Dio! Prete!”. L’Abate Faria gli risponde:“Non importa, lui crede in te!”. L’amore ha bisogno di un giorno, di una data, di un secondo, di un fiocco di neve che si appoggia sulla tua testa quando meno te l’aspetti. L’amore è anche pensare per giorni alla stessa persona senza che lei neanche lo possa immaginare. Agape…

Sogno, amore e anima….

sogno amore e anima

Sei stato l’ultimo sogno della mia anima. (Charles Dickens)

Forse si tratta di una delle più belle dichiarazioni d’amore che siano mai state scritte.

Questo, sostanzialmente per due motivi….

Il primo, perché Dickens paragona l’amore all’anima.

Il secondo perché la frase racconta di un ultimo sogno. Un amore molto importante che non è più stato superato come intensità.

È una frase bellissima perché non descrive l’amore fisico, bensí quel qualcosa di più sopraffino, che si puó elevare tra due persone, fin dal momento del primo incontro.

È l’anima che ama un’altra anima….è il massimo dell’amore.

La pecora nera….

Pecora nera

La sindrome della scelta obbligata di una pecora nera

La sindrome cosiddetta della scelta obbligata di una pecora nera, é una sorta di malattia in grado di influenzare ogni analisi da parte dei genitori, riguardo le attitudini e le prospettive future dei propri figli.

Questa sindrome, per fortuna non é in grado di colpire tutte i genitori.

Infatti per raggiungere il suo stadio più avanzato, necessita di un habitat particolare, spesso costituito da un insieme di mancanza di argomenti e di dialogo, quasi sempre accompagnato da ignoranza, insensibilità e cattiveria.

L’incubazione della malattia provoca all’inizio del suo manifestarsi, una sensazione di smarrimento dovuto principalmente ad una cattiva digestione dei vuoti incolmabili, inevitabilmente provocati da un’inutile e squallida relazione matrimoniale.

Dopo alcuni mesi, con il conclamarsi della vera e propria malattia, i genitori sono colti da un’irrefrenabile necessità di individuare tra i propri figli una povera pecora nera.

Con questa scelta obbligata, essi riescono finalmente ad aggiungere una novità ad una ripetitiva e mesta quotidianità. Essi adesso hanno un argomento che permette loro di dialogare.

Da quel momento in poi, il loro rapporto si basa solo ed unicamente sulla ricerca frenetica e successiva discussione di tutti gli indizi atti a suffragare l’adeguatezza della scelta fatta nei confronti del figlio, etichettato come mela marcia.

Nei casi più gravi, i genitori arrivano persino a suggerire alle persone che hanno contatti sociali con la eletta pecora nera, i gravi difetti caratteriali del figliolo per ottenere responsi sempre più severi in grado di confermare che la loro scelta è stata inequivocabilmente quella giusta.

Con questa strategia da veri psicopatici , i genitori cercano in tutti i modi di minare l’autostima e la personalità della pecora nera per evitare di essere smentiti clamorosamente da positivi eventi futuri.

La pecora nera dovrà rimanere tale per sempre, e nessuno sviluppo futuro potrà mettere in discussione validità della loro scelta.

La sindrome della scelta obbligata di una pecora nera è una malattia lunga che colpisce i genitori per tutta la loro vita e nello stadio terminale paralizza quella parte del loro cervello che comanda l’obiettività.

Nel contempo i genitori, si vedono costretti anche a ricercare continuamente squallidi esempi di pecore bianche al di fuori della loro famiglia, e allo stesso tempo sono obbligati, dalla malattia stessa, ad eleggere anche all’interno della loro famiglia una pecora bianca.

Questo particolare effetto collaterale è menzionato perfino nella Bibbia, dove il cosiddetto Figliol Prodigo o pecora bianca, si mangia anche il cibo dei propri fratelli con il consenso del padre.

Nel futuro e per tutta la vita, i genitori affetti da questa sindrome, continueranno imperterriti a difendere la scelta fatta, arrivando anche al punto di distorcere a loro piacimento la realtà, fino a raggiungere il paradosso di una logica folle ed incomprensibile.

Qualsiasi cosa succeda la pecora nera rimane nera e la pecora bianca rimane bianca.

È questa la legge di questi genitori malati. I genitori affetti dalla sindrome della scelta obbligata della pecora nera non riconosceranno mai i meriti ed i successi della pecora nera, mentre con grande maestria saranno sempre in grado di trasformare in grandi successi gli inevitabili insuccessi della pecora bianca.

Vedi anche : La vita è umiltà

La novella del nonno Primo….

La novella del nonno Primo

La novella del nonno Primo, così come tutte le sue belle storie di vita passata, erano alla base dei miei primi ragionamenti, quando avevo solo 10 anni. Probabilmente la mia fantasia aveva trovato un primo sbocco proprio nell’ascoltare quei racconti. Ho cominciato ad amare la lingua italiana da allora, ho cominciato a capire la meravigliosa libertà che si può assaporare nello scrivere.

La più bella novella di tutte era questa:

“Tanti anni fa, era il giorno di Natale, un ragazzo camminava per la strada sbucciando una pera con un coltellino. Quello era il suo pranzo. Ad un certo punto il giovane arrivò all’altezza di un ristorante, e vide attraverso le vetrine , molte persone intente a mangiare le migliori prelibatezze servite in abbondanza da eleganti camerieri. Il ragazzo pensò che quelle persone erano molto più fortunate di lui, che invece si doveva accontentare di una pera.

Continuò a camminare e a sbucciare quel frutto, quando si accorse, per caso, di essere seguito da un altro giovane il quale molto più affamato e sfortunato di lui, raccoglieva le bucce e le mangiava….”

Buon Natale nonno!

Una canzone batticuore….

Una bellissima canzone batticuore

Una bellissima canzone batticuore, un brano da emozione. Sembra quasi di sentire la voce di un grande amore che dal passato ripercorre il tempo trascorso e ci raggiunge con la sua dolcezza infinita, trafiggendo la nostra sensibilità, per riportarci alla verità, alla riflessione, ad un romanticismo che rimane per sempre senza età.  Cosa sarebbe la vita senza un amore?

In questi giorni grazie ad un qualcuno che si occupa di pubblicità televisiva ci ritroviamo, senza volerlo, ad ascoltare una melodia meravigliosamente cantata,  che si espande come un profumo celestiale nell’aria del nostro quotidiano, quasi per accarezzare il nostro cuore, per regalarci una nuova emozione che forse ci ricorda anche un vecchio amore. Una canzone batticuore.

Chi sei? Sei una persona che ha scelto una canzone a caso oppure sei un persona che ha trovato il modo di raggiungere dolcemente i nostri sogni? Hai scovato questo brano per semplici motivi commerciali oppure ci hai voluto raccontare qualcosa di te? Appartieni alla razza umana o sei un computer?

In pochi istanti la mia mente ha abbandonato il presente e mi ha riportato al passato.

Nel 1971,  mio padre di ritorno a casa dopo un viaggio a Mosca  ci portò in regalo una  “Matrioska”, coloratissima bambola in legno, che aprì di fronte a noi bambini, lasciandoci a bocca aperta per lo stupore . Una specie di gioco di prestigio durante il quale comparvero quasi per magia  i pezzi che la componevano e che erano nascosti al suo interno. Fu così che ci trovammo di fronte ai suoi numerosi “figli”, sempre più piccoli. Per noi allora fu solo un gioco. In età adulta non faticai a rendermi conto che non si trattava  solo di quello, ma che la madre in legno nascondeva in realtà misteriosi ed antichi significati , simboli di famiglia e di generosità. Un passatempo o la storia della vita? Anche la vita per ognuno di noi può sembrare un gioco, finché gli eventi che si succedono non ci obbligano a comprenderne il suo più profondo significato.

Forse si potrebbe parlare della lezione della “Matrioska” o di un brano in grado di accompagnarci indietro nella storia del nostro vissuto .

E’ una canzone batticuore che spunta come un fiore dalla neve in montagna e che ci confonde. Un brano che ci fa abbandonare per un momento il cellulare guardato in contemporanea alla televisione. Note che ci trasportano lontano da tutto.

La canzone é bellissima, é stata scritta da Riz Ortolani e cantata da sua moglie Katyna Ranieri. Il suo titolo é “ Oh my love”.

Katyna é una bella donna toscana nata nel 1927, che nel 1953 partecipò al Festival di Sanremo e colpì  molto il pubblico per la sua originalità di stile . Katyna é  una stella che subito brilla e spicca tra i partecipanti ancora molto legati ai canoni artistici dell’epoca. Una vera fuoriclasse dotata di una voce molto rara e decisa che rispecchiava di fatto anche la sua personalità  vista anche al di fuori del mondo dello spettacolo . Una donna tosta che certo non si piegava tanto neanche alle regole della società, infatti nei primi anni ’50 ebbe il coraggio di separarsi dal marito e pochi anni dopo si sposò con il Maestro Ortolani a Città del Messico. Riz Ortolani  da lì a poco sarebbe divenuto uno dei più famosi compositori di colonne sonore del mondo. Una coppia perfetta. Tournée in tutto il mondo, una voce intensa ed emozionante capace di essere “tradizionale”  nelle sue interpretazioni come “Aveva un bavero” , “Canzone da due soldi” o “Come tu mi vuoi” solo per citarne alcune, oppure di trasformarsi in struggente, imponente ed ispirata da un animo molto profondo  nella canzone “Oh my love”, nata come colonna sonora del tanto discusso e contestato film documentario  del 1971 firmato dai registi Jacopetti e Prosperi ed intitolato Addio Zio Tom.

Un’altra cantante italiana che raggiunse una notorietà internazionale e che probabilmente alcuni di noi si ritrovano a scoprire solo per merito di una pubblicità del 2017 . Il destino. La verità però é che nessuno di noi ascoltandola oggi potrebbe indovinare senza saperlo la data precisa di questo brano. Non ci resta che domandarci il perché. Sono i veri capolavori che non hanno età, che possono essere ascoltati anche mille volte senza mai stancare. In questo caso  sono anche in grado di attirare la nostra attenzione con la magia di un sogno che per un attimo ci permette di volare via dal caos del ventunesimo secolo  e di raggiungere il grande amore di un‘epoca diversa . Il cuore nonostante tutto vince ancora.

A chi pensavi talentuosa Katyna mentre incoronavi con la tua voce il capolavoro di tuo marito Riz?

E tu che hai pensato di rispolverare questo brano meraviglioso, chi sei?

È una meravigliosa canzone batticuore.

Carlo Zannetti

La vita è…..umiltà

Carlo Zannetti raiRadio2 umiltà 2019

La vita è una lunga lezione di umiltà. (James Matthew Barrie)

Una bellissima frase attribuita a James Matthew Barrie, scrittore scozzese, famoso nel mondo per avere inventato la figura di Peter Pan, il ragazzo che non voleva crescere.

In effetti, giunti ad una certa età, per alcuni di noi può arrivare il momento di “scandagliare” con il pensiero, diciamo così, gli episodi più importanti della propria vita. Il risultato potrebbe essere a dir poco sorprendente.

Si può arrivare di certo alla condivisione massima di questa semplice ma straordinaria frase, che contempla una delle più importanti virtù dell’essere umano. L’umiltà.

Che bello Peter Pan!

Avere il coraggio…..

Blogger Carlo Zannetti

Avere il coraggio di donare al prossimo quello che a suo tempo non si è ricevuto…..

Una sfida, una soddisfazione per stare meglio, per essere ricordati nel futuro da un qualcuno che in qualche modo potrebbe esserti riconoscente.

Questo nella vita dovrebbe essere naturale…